San Giacomo Experience!

La Casa Alpina di San Giacomo ha bisogno di importanti interventi di messa in sicurezza, il cui costo ammonta a qualche decina di migliaia di euro. Perchè investire tante risorse in una struttura? Alla ricerca del significato che San Giacomo ha per la nostra Comunità e che vorremmo avesse per le generazioni future, ci facciamo raccontare la “San Giacomo Experience” da chi l’ha vissuta in prima persona. Cominciamo da una interessante chiacchierata tra Luisa Fissore e Gianni Migliore, in arte “Pam”.

Un lunedì di gennaio, ore 18.30: un ospite speciale ci raggiunge a casa. Ho conosciuto Gianni Migliore detto “Pam” nel 1998 in occasione, indovinate un po’, della possibilità di lavorare durante il turno “famiglie” in agosto a San Giacomo. Ed ecco l’elemento collante, quel luogo in Valle Gesso, quella casa che tanti oratoriani hanno vissuto, quelle mura che sembrano parlare e raccontare di giovani, risate, silenzi, amicizie, riflessioni, spiritualità, tornei, falò, canzoni al cielo, Salesiani, buon cibo, compagnia, natura e tanta, tanta Comunità.

Gli occhi di Pam brillano quando si parla della casa Salesiana di San Giacomo, la voce ed il gesticolare delle mani profumano di circa sessant’anni di esperienza in quella che era originariamente la residenza dei Savoia adibita a scuderia e ricovero degli animali e poi caserma “Principessa Iolanda”.

Ma andiamo con ordine.

Mi rendo conto di non sapere granché della storia della casa e ascolto con interesse le primissime imprese in montagna di alcuni oratoriani intorno al 1947 fino all’affidamento nel 1950 della gestione della neonata colonia di San Giacomo ai Salesiani da parte del Comune di Cuneo. Exallievi protagonisti su tutta la linea.

Pam sorride raccontando che al suo primo campeggio, quarta elementare, si raggiungeva la colonia a piedi da Entracque ed il Comune portava le valigie ….altroché parcheggi a pagamento o auto ai bordi della strada.

Non mi trattengo e inizio a fare il gioco delle “differenze”: mangiatoia al posto dell’attuale cappellina, campo di patate al posto dell’attuale campo da gioco, battuto di cemento come pavimento, unico salone con brande anziché comode camerette con letti e armadietti, un water e lavandino al posto dei bagni con doccia (per lavarsi c’era il fiume), luce a gas al posto dell’elettricità, mucche al posto del salone, la cappellina al posto dell’attuale saletta degli ospiti…

Insomma, altri tempi, altre comodità, ma stesso entusiasmo e stessa casa.

Negli anni 70 i Salesiani acquistano alcune porzioni della caserma: con ottocentomila lire la stalla venduta dall’erede Savoia, sig. Rondolino e una parte dei terreni adiacenti dal Sig. Gerbino di Entracque.

La svolta arriva nel 1987 con la partecipazione dei Salesiani all’asta per concorrere all’acquisto della ex Caserma “principessa Iolanda”: exallievi protagonisti ancora una volta e, commosso, Pam annuncia il battesimo della Casa Alpina Don Bosco Cuneo. Penso che lui sia uno dei tanti padrini e, per analogia, mi sovviene il tema della Sala della Comunità e la consapevolezza che le grandi opere sono frutto del lavoro e della tenacia di molti.

Persino l’installazione del generatore elettrico ha una storia a dir poco provvidenziale: di nuovo lo zampino degli exallievi, angeli custodi della casa.

Si avvicendano poi periodiche ristrutturazioni, dal tetto, alla tettoia, al cancello d’ingresso, i gradoni, gli infissi, il retro …solo una cosa non cambia: le porte esterne sono tutt’ora quelle dei Savoia.

In ultimo, persino il telefono introdotto circa nel ’95, la cosiddetta cabina interna che rassicura e ricorda che a valle c’è una civiltà cittadina che ci attende.

Spettatrice costante dei vari progressi, dei gruppi montagna, dei vari “don” e delle ginocchia sbucciate è stata la fontana, ristrutturata negli anni 90, ma sempre presente, fin dall’inizio.

Sento l’emozione vibrare nella voce, quando Pam descrive gite sulla Maledia e verso altre mete della Valle Gesso: un rapporto speciale con la montagna, dove la costante però è il gruppo, l’amicizia, il senso di famiglia, la condivisione umana e fraterna. In un’unica parola, direi “San Giacomo”.

Pam riesce a raccontare i più svariati ritratti della colonia: silenziosa sotto la neve, fredda sotto un cielo stellato, solitaria post alluvione, affollata a ferragosto, caotica e gioiosa a luglio, meditativa nei settembre autunnali, maestosa dietro la curva, accogliente e famigliare sempre.

Le storie di persone che si intrecciano nei tempi e nei luoghi della Casa Alpina, sembrano infinite e si ha la sensazione di tanti, tanti contributi, umani, economici, professionali che ciclicamente sono stati determinanti, rendendola una vera opera collettiva: “da” e “per” la comunità.

Concludiamo la serena chiacchierata in pieno stile SanGiacomo: polenta, spezzatini e salsiccia!

(by Lulu Fix – Ph. gentilmente concesse da Pam)