Riprendono i gruppi

A più di un mese dall’ultima volta, in questo invernale inizio di primavera (che rende tutto ancor più surreale), ai Sale sono finalmente ripresi gli incontri per i ragazzi delle superiori, e cioè i gruppi biennio e triennio.

Tranquilli: non abbiamo infranto nessuna legge. Infatti non ci siamo visti in carne ed ossa (e chissà ancora per quanto non potremo farlo), ma con i potenti mezzi di comunicazione che questi tempi, seppur difficili, ci mettono a disposizione. E se da una parte è una grazia poterli adoperare, dall’altra vogliamo rasserenare tutti: anche per noi giovani non è così semplice!

Uno dei nostri motti qui ai Sale è: “Chi non si forma si ferma”. E noi c’eravamo fermati, un po’ per lo sconcerto e lo spaesamento dei primi giorni, un po’ per capire esattamente come muoverci e come organizzarci. Ma adesso abbiamo ripreso, riscoprendo tanta voglia di stare insieme e di confrontarci, e andremo avanti finché potremo.

È stato significativo che i due primi nuovi appuntamenti (martedì 24 e mercoledì 25 marzo) abbiano coinciso con due importanti ricorrenze. Il 24 di ogni mese abitualmente preghiamo Maria con il rosario (e lo abbiamo fatto anche stavolta su Facebook e Instagram, rinunciando purtroppo alla pizzata che tradizionalmente facciamo seguire alla preghiera) e il 25 marzo si celebra in tutta la Chiesa l’Annunciazione del Signore. Il nuovo inizio è stato dunque totalmente sotto lo sguardo e la protezione di Maria, lei “che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso alla Sua protezione, abbia implorato il Suo patrocinio e domandato il Suo aiuto, e sia rimasto abbandonato.”

Oltre finalmente a ridere e scherzare di nuovo tutti insieme, ci siamo dedicati al confronto su questa situazione. Non è facile vivere questi tempi, è ancora più difficile saperli leggere. Ciascuno di noi ha scoperto, scavando, grattando sul fondo del proprio cuore, lati finora inespressi di sé, aspetti su cui di colpo siamo stati costretti a crescere. Di tante cose ci siamo detti: “Ah, ma allora si può fare!”, non solo riferendoci alla didattica a distanza, ma anche a quella telefonata ogni tanto a chi vogliamo bene, per chiedere semplicemente come sta, invece del messaggino solo per gli auguri di compleanno. Al tempo stesso, ecco spuntare nuove fatiche, a cui, forse colpevolmente, non eravamo pronti (il silenzio, la solitudine, il tempo in famiglia, il servizio tra le mura di casa, la “noia”).

Siamo stati commossi dai messaggi che l’oratorio di Aleppo, in Siria, continua a mandarci, pregando per noi. Prima d’ora, nessuno avrebbe mai immaginato che anche noi, abituati sin da piccoli a pensare lontane le situazioni di povertà, guerre o epidemie, avremmo potuto essere “dall’altra parte”. Ecco, sentire questi messaggi da una città rasa al suolo dalle bombe, non solo ci fa sentire parte della Chiesa e del mondo come veri fratelli, ma ci ricorda di non abituarci mai al bene, di saperci stupire e ringraziare di ogni piccolo dono, che non esistiamo solo noi e che c’è un mondo là fuori pieno di fatiche e di bellezza. E ci invita ad allenare la speranza, che “non è il vizio dell’ottimista, ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del sottosuolo per farsi bosco” (A. D’Avenia).

Lo staff