Pellegrinaggio a sant’Anna 2020: testimonianza di Elvis Younfaa SDB

Ecco una breve intervista a Elvis Younfaa, Salesiano di Don Bosco di trentatre anni originario del Ghana, da gennaio in servizio all’oratorio salesiano don Bosco di Cuneo.

Caro Elvis, ti facciamo alcune domande chiedendoti di condividere la tua esperienza del cammino di sant’Anna vissuta quest’estate. Grazie per la tua disponibilità!
Raccontaci, come sei venuto a conoscenza del Cammino di Sant’Anna?

Beh, onestamente in Ghana non ho mai sentito parlare di un pellegrinaggio dedicato a sant’Anna, non so se esista. L’ho sentito per la prima volta qui in oratorio, ai Sale, a Cuneo e sono rimasto colpito di questa devozione. Poi ho ascoltato diverse testimonianze di persone che avevano fatto in precedenza questo cammino e mi sono convinto a partecipare.

Quando avete fatto il pellegrinaggio?

Abbiamo avuto il dono di fare il pellegrinaggio a fine luglio, proprio il giorno di sant’Anna che quest’anno cadeva di Domenica con i ragazzi-animatori dell’oratorio salesiano don Bosco di Cuneo.

Una quindicina di noi è partita proprio da davanti all’oratorio e un’altra quindicina si è aggiunta da Pratolungo.

Come è andato il pellegrinaggio?

Tutto è andato bene! Quando mi hanno chiesto se avessi avuto intenzione di partecipare ho detto subito di sì perché sentivo il desiderio di affidare alcune intenzioni di preghiera a sant’Anna, attraverso la sua intercessione volevo portare alcune situazioni a Dio, è la prima volta che faccio una cosa così! “Sant’Anna intercederà per me”, questo pensiero mi ha guidato passo dopo passo. Posso dire che è stato un cammino spirituale molto bello.

La tua testimonianza ci ha colpito perché probabilmente sei il primo pellegrino che compie tutti questi Kilomentri calzando ai piedi delle ciabatte. Come mai hai deciso di affrontare così il pellegrinaggio? È per te una cosa normale e abitudinaria o c’è un significato particolare?

Quando mi sono presentato alla partenza in ciabatte tutti sono rimasti stupiti e mi hanno consigliato di cambiare calzatura, di mettere almeno le scarpe. Nessuno di loro aveva mai visto qualcuno intraprendere una camminata così lunga in ciabatte.

Io invece ero convinto di affrontare così il pellegrinaggio, per me era una cosa normale. Avevo delle intenzioni grandi da portare a sant’Anna e volevo effettuare il cammino con ai piedi qualcosa di comodo, che non mi desse fastidio e così ho indossato le ciabatte. Per me non è una cosa strana, per me sono le cose più comode che possiedo e così ero libero di pregare e camminare senza darmi pensiero per i piedi. Poi nello zaino ho portato delle scarpe, ma più che altro per rassicurare gli altri del gruppo!

In passato avevi già fatto dei pellegrinaggi?

Sì, durante i miei anni di tirocinio in Nigeria ho vissuto l’esperienza di un pellegrinaggio di due giorni, però è stato molto diverso. Facevo parte dell’organizzazione e quindi avevo dovuto compiere alcuni tratti in macchina per organizzare i punti ristoro e altri momenti simili. Qui invece, partendo da casa a piedi, ero libero di concentrarmi sul cammino, sulla preghiera e sulla condivisione con gli altri del gruppo.

Cosa hai provato all’arrivo al santuario di Sant’Anna di Vinadio?

Quando sono arrivato mi ha colpito molto vedere tanta gente così presto al mattino e in un posto così difficile da raggiungere. Ero emozionato. Vedere le persone pregare intensamente e affidarsi con slancio a sant’Anna mi ha aiutato a vivere il mio affidamento con profondità.

Consiglieresti questo pellegrinaggio ad altre persone?

Io sono da poco in Italia e non ho idea di come sono percepiti i pellegrinaggi dalla gente. Quando si vuole vivere un’esperienza di questo tipo secondo me è utile scegliere prima cosa pensare, cosa riflettere e per chi pregare durante il cammino. È fondamentale associare il cammino esteriore al cammino interiore. Il pellegrinaggio non è una scampagnata, ma è seguire la voce interiore che mi chiede di mettermi in movimento. Questo è quello che dà profondità al camminare, altrimenti si corre il rischio di vivere semplicemente alcune ore di attività fisica, niente di più. Per me è stata un’esperienza spirituale molto intensa, che mi ha fatto crescere, quindi la consiglierei a tutti, ma con questa attenzione.

Grazie della disponibilità Elvis e delle parole che hai condiviso con noi.