Italiano per i profughi

Molte città italiane stanno generosamente accogliendo gli ucraini in fuga dalla guerra e anche Cuneo ed il suo circondario hanno aperto le porte ad adulti, adolescenti e bambini.

Gli arrivi stanno aumentando di settimana in settimana e servono iniziative di supporto che rispondano con flessibilità ai bisogni nella fase attuale dell’emergenza ma guardando anche oltre, perché è possibile che la guerra costringa queste persone a restare nel nostro paese per un periodo più lungo.

Il pensiero immediato e apparentemente banale è stato: come ci troveremmo noi in un paese straniero senza conoscere una parola della nuova lingua?

Un’esigenza fondamentale è dunque dare i primi elementi della lingua italiana per permettere loro di orientarsi nel nuovo contesto di vita dove sono stati proiettati all’improvviso: come si prende l’autobus? Come si fa la spesa? Cosa si chiede in farmacia?

In questa ottica è stato organizzato il corso di lingua e cultura italiana presso la parrocchia salesiana San Giovanni Bosco di Cuneo.

La comunità salesiana ha fornito le aule per l’attività didattica rivolta agli adulti e anche gli spazi per attività con i bambini sorvegliati dagli animatori dell’oratorio, mentre i grandi seguono le lezioni.

La prima lezione si è tenuta con successo venerdì 8 aprile alla presenza di 20 persone: tante donne e alcuni adolescenti sotto la guida di insegnanti che prestano la loro opera coadiuvati da mediatori culturali madrelingua che vivono da anni in città e coordinati da una docente abilitata all’insegnamento dell’italiano agli stranieri.

L’intervento didattico sarà strutturato in piccoli gruppi organizzati per livelli.

I percorsi, appena avviati, saranno svolti con modalità diverse per offrire la massima flessibilità e venire incontro alle esigenze più disparate che potranno emergere nel corso degli incontri.

Il progetto prevede momenti di formazione per insegnanti ed educatori sia sul piano didattico che psicologico: l’utenza è formata da adulti e minori che hanno subito il violento trauma dello sradicamento, si cerca quindi di insegnare la lingua ma anche di dare la possibilità di incontrarsi, un momento di svago, una parentesi di serenità per non avvertire troppo lo spaesamento e ricreare delle relazioni fra pari.