Incontro di riflessione e confronto sulla situazione dei migranti sul nostro territorio

La lunga fila di persone che tutte le sere attende, a pochi metri dalla nostra chiesa, di trovare un posto per dormire è un fatto che ci interroga come cittadini e come cristiani.

Con questa presenza dei “senza dimora” che cosa ci chiede il Signore? Cosa chiede a noi, realtà parrocchiale, tratto di Chiesa in cammino nel mondo?

Poiché, come ricorda spesso Papa Francesco, il bene va fatto bene, occorre innanzitutto conoscere la realtà, poi interpretarla (capire quali sfide ci propone) e, quindi, decidere il da farsi.

E’ con queste premesse che don Mauro ha presentato l’iniziativa.

Le poche righe che seguono non sono una cronaca di questa prima riunione ma solo alcune impressioni e riflessioni suggerite dalle informazioni ricevute e dalle testimonianze raccolte, proprio per conoscere un po’ meglio questa situazione.

Chi sono queste persone?  Migranti, giovani, in gran parte lavoratori stagionali che raccolgono in estate la frutta qui, nel cuneese, per poi correre in Sicilia e raccoglierla lì nella stagione invernale.

Dal Nord al Sud, da una terra all’altra, ma senza una loro terra, senza un lavoro dignitoso, senza un tetto sotto cui riposare. Tierra, trabajo y tienda (terra, lavoro e casa) dovrebbero essere dei diritti per tutti, insiste il Papa. Ma chi risponde a questo appello?  Il contributo del volontariato è importante ma non sufficiente. E quello della Chiesa, delle sue strutture, del suo popolo? Una domanda, mi pare, che merita ancora risposte.

E’ stato opportunamente osservato che non è solo un problema di accoglienza ma un problema di giustizia sociale. Quale risposta danno, in proposito, le istituzioni? Fanno come possono o come vogliono? La domanda non è banale se, ad esempio, le iniziative di un Comune sono considerate “facoltative” e dettate dalla preoccupazione di non infastidire gli elettori.

E’ stato autorevolmente affermato che c’è bisogno di “intenerire il cuore” di tanti consiglieri comunali e che sarebbe utile, a tal fine, portare proprio nel consiglio comunale le esperienze raccolte nel corso della serata.

Esperienze veramente belle e forti, raccontate con parole semplici e toccanti dalle voci giovani che frequentano il dormitorio, assistendo e dialogando con i migranti.

Ho lasciato l’incontro convinto che la complessità della situazione richiede, per dare risposte adeguate, altre conoscenze ma che i nostri doveri di cittadinanza e di fede possono suggerirci, intanto, iniziative urgenti e, perché no, un po’ provocatorie, per iniziare a scuotere l’indifferenza e scalfire i pregiudizi presenti anche tra non pochi nostri parrocchiani. Una è stata suggerita. Avrà un seguito?

RIFLESSIONI SUI MIGRANTI – 02 settembre 2020 Verbale dell’incontro

Don Mauro: questa sera vogliamo interrogarci sul tema dei migranti non come farebbe una cooperativa o una ONG, bensì chiedendoci cosa possiamo fare come comunità, come possiamo contribuire alla venuta del Regno di Dio su questo nostro territorio.
Non abbiamo la pretesa di avere la soluzione in tasca, ma ci lasciamo suggerire tre passaggi dal Papa.
Conoscenza: innanzitutto è necessario conoscere la situazione aldilà dell’opinione pubblica o della corrente di pensiero che va per la maggiore. È necessaria una conoscenza approfondita.
Secondo: Quali sfide? Quali radici di problematicità leggiamo all’interno della situazione conosciuta?
Terzo passaggio: occorre decidere. Quali orientamenti? Quali scelte e quali atteggiamenti possiamo studiare?
Per continuare il nostro processo di discernimento (ha tre fasi: conoscenza, interpretazione, scelta/decisione) in merito all’emergenza migranti senza fissa dimora vi chiedo di integrare la conoscenza con vostre esperienze e riflessioni alla luce della fede provando a  rispondere alla domanda: che cosa il Signore sta chiedendo alla nostra comunità in questa situazione? Cosa sta chiedendo a me?

Elisa, cooperative e terzo settore. Quali passi?
Apertura straordinaria del dormitorio di questa estate arriva in seguito al cammino fatto nei mesi scorsi.
Nella primavera dell’anno scorso è iniziato un dialogo tra terzo settore e amministrazione comunale sul tema dell’immigrazione. Sul territorio diverse cooperative, associazioni e parrocchie sono attive con obiettivi, capacità e competenze diverse. La croce rossa invece da tanti anni fa un servizio di conforto durante i mesi più freddi.
La comunità di Papa Giovanni XXIII ha una buona conoscenza delle persone, distribuisce beni e spesso riesce a girare i casi ad altri enti per un cammino di accompagnamento.
Le persone del dormitorio sono persone molto diverse: alcuni hanno dipendenze, altri disturbi diversi o sono persone che per varie circostanze hanno perso la casa. Associazione Fiocs ha aiutato molto. Sono attivi già da tempo e molto organizzati.
Il Covid, per i senzatetto ha sollevato due problematiche: di tipo giudiziarie, multe e sanzioni, di tipo sanitario, tutela per loro e per gli altri cittadini.
Da più parti si è sollevata questa preoccupazione e in poco tempo si sono trovati i fondi, i luoghi e le persone per far fronte a questa emergenza.
Questo ha fatto aumentare il confronto tra le varie parti ed è aumentata la conoscenza e la fiducia tra pubblico e privato.
L’estate ha visto l’arrivo dei braccianti per la frutta, che sono una tipologia di senzatetto molto diversa da quella intercettata durante l’inverno e la primavera.
Per il Covid, il Pass, che accoglieva queste persone, non ha aperto.
La prefettura ha firmato un protocollo con 8 comuni per evitare assembramenti. Il comune ha convocato le parti per proporre una tendopoli. Anche se sarebbe stata rischiosa. La CRI allora ha deciso di tenere aperto con l’aiuto delle organizzazioni.

((Ad oggi ci sono 12000 persone sul territorio cuneese inserite a lavoro e ospitate)). 150 a Saluzzo. A cuneo 50 trovano sistemazione al dormitorio della Croce Rossa mentre 75 rimangono in giro.

Guido CRI e Tancredi: noi offriamo uno spazio da 50 posti. Diamo semplicemente da dormire e possiamo accogliere solo i primi che arrivano. Le presenze sono abbastanza costanti, anche se esistono delle persone che sono solo di passaggio. Però storici sono pochissimi. Uno o due. (Quindi si rileva una grande mobilità). Molti di loro sono braccianti agricoli.
L’età media è molto bassa, sono pochi gli over 30. La maggior parte sono centrafricani. Purtroppo alcune sere abbiamo dovuto lasciare fuori anche 20 persone. Generalmente una decina non vengono accolte.
Noi apriamo alle 21 e qualcuno è già in coda dalle 19… e quindi alcuni non tentano nemmeno l’inserimento e vanno direttamente alla stazione.
Di positivo c’è che riusciamo a far fronte a 50 persone. Hanno un letto con un distanziamento buono in un ambiente pulito. Generalmente sono tutti sorridenti, hanno una idea di futuro. Ci stanno provando.
Negativo:

  • quelli che non riusciamo ad accogliere.
  • che esista questa necessità. Chiediamo a loro un lavoro, ma non riusciamo a offrire una sistemazione. Secondo la questura i braccianti non legati a una zona sono sotto il 5%, quindi la maggior parte è stanziata sul luogo di lavoro. (Che comunque è più di 1500 persone)

Inoltre abbiamo notato che loro non hanno nessuna intenzione di stabilizzarsi. Adesso sono qui, in autunno inverno andranno in Sicilia a raccogliere altro… loro puntano a lavorare.

“L’accesso libero funziona oppure no?”
Funziona perché il nostro è l’unico così. Esistono altri dormitori che invece hanno una programmazione di due, quattro, otto settimane. È bene che ci siano entrambe le possibilità. Dipende dalle esigenze delle persone.

“Vi pare che loro apprezzino questo servizio?”
È molto difficile rispondere a queste domande. È difficile generalizzare. Coloro che ringraziano e decidono di condividere qualcosa di sé non sono molti

“Cosa manca?”
Un’assistenza legale e la copertura sanitaria per gli anziani non più autosufficienti.

Chiara Galli, Irene Milone e Giacomo Chiaramello
Chiara: Abbiamo curato l’accoglienza con tutti i DPI e abbiamo compilato i moduli richiesti. Offrivamo anche materiale per l’igiene personale e per la notte. Una volta finita l’accoglienza possiamo dedicare del tempo per dialogare con loro, conoscerli e metterci in gioco.
Giacomo: io sono riuscito a fare una sola serata per ora… ed ho trovato la serata più caotica. All’inizio ero un po’ spaesato, ma poi ci siamo messi al nostro posto e abbiamo iniziato ad accogliere. Sono rimasto colpito del dialogo con un ragazzo che aveva più o meno la mia età.
Irene: sembra una cosa banale, e invece sta cambiando la mia vita e sono convinta di fare del bene a loro.
Io sono venuta anche la domenica quando qui in oratorio c’erano i senzatetto per il covid e anche al Movicentro con don Mauro.

Alessandro Spedale e Tiziana Coraglia nel loro ruolo istituzionale
Tiziana: grazie per il confronto di questa serata, secondo me aiuta a comprendere meglio la situazione e a smorzare le tensioni venutesi a creare in quartiere per il numero di accoglienza del dormitorio. Sappiamo che non tutti i comuni hanno deciso di prendere in mano la situazione.
Molta preoccupazione per l’intervento delle forze dell’ordine proprio il giorno prima dell’apertura del dormitorio con la perdita dei bagagli e degli affetti personali di ognuno.
Il provvedimento inizialmente doveva intervenire sulla vendita di alcolici nella zona della stazione per evitare tafferugli e molestie che si sono verificate.
Il DASPO di Cuneo è stato sollecitato principalmente per motivi sanitari e igienici per evitare bivacchi e quant’altro.
Ora potrebbe aprirsi una accoglienza in Roata Rossi.
Alessandro Spedale: grazie per la condivisione e le testimonianze che abbiamo ricevuto. Queste aiutano a leggere la situazione smarcandosi da facili strumentalizzazioni viziate da stringenti ideologie di fondo.

Don Mauro: però per la situazione del Movicentro cosa si può fare?

Tiziana: L’amministrazione ci sta pensando e ci sono dei possibili margini di intervento. Certo che, sapendo che alcuni di loro si sposteranno e migreranno ci aspettiamo che il numero possa diminuire.

Sabina: non è solo una questione di emergenza e di accoglienza, ma c’è una questione di giustizia sociale. Come è possibile che accettiamo tutto questo lavoro nero, lavoro grigio? Non vengono contrattualizzati secondo il minimo sindacabile. Non hanno una accoglienza. Ricevessero lo stipendio giusto forse potrebbero permettersi qualcosa. Ok l’accoglienza sull’emergenza, ma l’emergenza non può diventare la normalità. Si parlava di tutela legale. Dove sono i sindacati? Benissimo l’accoglienza, però il primo passo dovrebbe essere la giustizia sociale.

Massimiliano Cavallo: come cittadini e come amministrazione dovremmo avere uno sguardo più acuto circa l’urbanizzazione della nostra città e mettercela tutta per far sì che essa possa essere abitabile, che essa possa essere riconosciuta in sé e nei suoi quartiere come un “luogo” da vivere e da abitare. Dovremmo essere pi accorti circa i bandi e i progetti che mirano a riqualificare alcune zone cittadine perché il rischio è quello di creare artificialmente dei “non luoghi” che non intercettano la vita ordinaria delle persone e così si prestano come spazio di accoglienza non sociale per situazioni di disagio (vedi Movicentro).