Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
2Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
3Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i
 suoi sentieri,
4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Possiamo subito parafrasare così la frase iniziale del passo evangelico della 2ª domenica di Avvento: «Inizio della lieta notizia che consiste nel fatto che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio». Per l’evangelista Marco la lieta notizia non è soltanto l’annuncio del Regno fatto da Gesù (cf. 1,14.15), ma è la Persona e l’evento di Gesù, che ora continua a essere predicato dalla comunità. Per il profeta Isaia (prima lettura) la lieta notizia è il ritorno dall’esilio babilonese, per Marco è la venuta di Gesù. Più profondamente, per Isaia il lieto annuncio è la certezza della presenza liberatrice di Dio: «Ecco il vostro Dio». Per Marco si tratta di una presenza immensamente più significativa: il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è divenuto nostro fratello. Gesù è il segno che Dio ha accettato il mondo definitivamente: la sua solidarietà nei nostri confronti è irreversibile. «Come sta scritto»: l’evangelista afferma che la storia di Gesù avviene nella continuità («come sta scritto»), anche se nel contempo essa può giustamente definirsi una novità («inizio»). Il riferimento alle Scritture sottolinea due imperativi: «Preparate la strada del Signore, appianate i suoi sentieri». Sono due imperativi che invitano alla conversione, che è un capovolgimento radicale del modo di pensare l’esistenza: non soltanto la rinuncia agli atti peccaminosi, ma ancor prima una liberazione da ciò che li provoca. «Si facevano battezzare da lui»: dalle scarne notizie di Marco sembra di arguire che il rito si svolgeva in questo modo: la folla ascolta la parola del Battista che invita alla conversione e annuncia l’imminenza del tempo messianico, riconosce e confessa i propri peccati, si immerge nell’acqua del Giordano. Per l’evangelista tutto questo è l’inizio del grande raduno messianico. La figura dominante è il Battista, personaggio presentato non come semplice annunciatore di Gesù, ma come suo precursore. Marco non si dilunga sulla predicazione del Battista. Si limita a dire che «battezzava nel deserto, predicando un battesimo di conversione». L’evangelista si concentra sul fatto che Giovanni Battista ha annunciato la venuta imminente del Messia e ne ha indicato la superiorità. Giovanni Battista è tutto racchiuso in questo compito: attirare l’attenzione su Gesù. È il compito essenziale di ogni discepolo. C’è anche però una seconda insistenza: l’evangelista si dilunga nel descrivere il modo con cui Giovanni viveva: nel deserto, in austerità, come il profeta Elia. Giovanni non è soltanto il predicatore della conversione, è la «figura» del convertito.