Dalla Lituania un post-novizio per l’Oratorio dei Sale

Non si può mai prevedere il piano di Dio, bisogna fidarsi e lasciarsi portare da Lui nella vita. Ogni volta riguardando il mio passato, mi stupisco del modo in cui Dio agisce – mi portava a vivere ciò che non avessi mai immaginato di vivere e tutto quello, per mio stupore, mi portava felicità.
Sono Tomas, salesiano di don Bosco, giovane di età e di professione. Provengo da un luogo non tanto lontano (anche se per alcuni può sembrare il contrario), dalla Lituania. 23 anni fa sono nato in un paese abitato da persone che amano la propria terra e amano il basket (non possiedo questo amore per il basket, però mi sento lituano comunque). Crescendo, mi interrogavo sempre di più sulle questioni esistenziali e sulle questioni riguardanti Dio (come capita a tutti a un certo punto). In Italia sono venuto guidato da don Bosco, lui era così grande che è riuscito ad andare fin lì, prendermi per mano e portarmi qui per insegnarmi come si vive da buoni cristiani e onesti cittadini. In Lituania, ormai 3 anni fa, ho lasciato i miei genitori, mio fratello e un gatto (ormai anche lui era della famiglia). Questo è stato uno dei primi passi, che mi ha introdotto a una vita stupenda (in quanto Dio la rende così).
Durante quest’anno scolastico sono stato a Nave (provincia di Brescia). Lì ho studiato filosofia, dopo l’estate tornerò lì per continuare il mio percorso di studio. Nella vita salesiana, specialmente durante quella iniziale, quando viene l’estate, si abbandona lo studio e si va a fare esperienze estive. Per tale motivo sono qui! Questa tra l’altro sarà la mia prima esperienza estiva da salesiano. Così come dicevo all’inizio, anche questa è una esperienza che non mi aspettavo di vivere – pensavo di vivere qui una semplice estate ragazzi, di vivere in un luogo che sarebbe stato una dimora temporanea prima del ritorno a Nave e più importante non sapevo cosa aspettare dalle persone che sono presenti qui ogni giorno. Invece questa estate ragazzi l’ho trovata stupenda, perché sostenuta dai cuori che ardono di passione per i giovani e che cercano il loro bene. Il luogo che doveva essere una dimora temporanea è diventata la casa dalla quale non vorrò andare via e le persone, che danno vita a questi ambienti, hanno cominciato ad occupare la mia mente giorno e notte. E così, ancora una volta, il Signore mi ha dimostrato che ogni suo piano porta solo il bene.
C’è ancora tanto da vivere prima della fine dell’estate, però sono sicuro che tutto ciò che il Signore mi proporrà, sarà per il bene dei giovani e di me stesso. Sono sicuro che a ognuno di noi Lui propone un viaggio da compiere, l’unica cosa da fare qui sarebbe quella di smettere di remare contro corrente, dove la corrente è Lui, e di lasciarsi andare meravigliandosi di tutto ciò che mi sta attorno.

Da Valdocco a Cuneo per seguire don Bosco

Chi l’avrebbe mai detto che il primo passo di questa nuova avventura l’avrei fatto proprio qui a Cuneo?

Un anno fa di questi tempi ero un giovane, contento di aver finito gli esami di maturità e voglioso di passare l’estate più bella della vita. L’estate della quinta superiore, le prime vacanze  senza pensieri, senza ansie ma con tanti desideri e incertezze sul mio futuro. Un ultimo respiro prima di immergersi in apnea nel mondo dell’università, un mondo che hai sempre ammirato ed atteso ma che pian piano che capisci di essere diventato grande, un po’ ti spaventa. Dodici mesi fa quando partivo per fare una parte del Cammino di Santiago de Compostela (primo step di una lunga estate) non mi sarei mai immaginato di trovarmi oggi qui a Cuneo.

Andiamo con ordine però, sono Pietro ho 20 anni e sono originario di Novara. Ho frequentato la scuola media e il liceo scientifico al San Lorenzo, la scuola dei Salesiani a Novara. Negli anni che ho vissuto a scuola ho iniziato a vedere quegli ambienti, quei corridoi, quei cortili quella mia classe non solo come scuola ma prima di tutto come casa, una casa dove mi sono trovato bene e che mi ha dato tanto. Ho iniziato a vedere quell’uomo, quel padrone di casa di cui tanto mi avevano parlato, don Bosco, non più solo come il nome di una grande persona protagonista di una storia vecchia ma come un padre, un esempio oggi come allora e un modello per la mia vita. Ecco allora come è iniziato il mio cammino, da casa nasce cosa, ho iniziato a fare animazione con i più giovani e a provare a vivere un po’ quello stile salesiano di don Bosco che tanto mi aveva affascinato, come potevo con i miei semplici mezzi, pronto ad ascoltare ogni consiglio e suggerimento che ricevevo da chi era più avanti di me e mi ha accompagnato in questa avventura. Ho scoperto un luogo dove potevo fare del bene, e tutto ciò inspiegabilmente mi faceva del bene e mi faceva stare bene.

Nel frattempo negli anni ho camminato sempre di più, ho conosciuto sempre meglio don Bosco, i Salesiani, tanti giovani dell’MGS (Movimento Giovanile Salesiano) e mi accorgevo che più io ci stavo in questa vita e più davvero mi sentivo contento, sereno, al mio posto. Ed è proprio quest’ultima sensazione che mi ha fatto interrogare. Non è che il Signore stia chiamando proprio me a seguirLo vivendo lo stile di don Bosco? A donare la mia  vita a Lui per i giovani? Una domanda molto scomoda, incompatibile con alcuni dei miei progetti di vita, ma una domanda talmente presente in me da non poterla nascondere. Non senza paura allora ho deciso di provare a verificare se questa cosa che mi girava nella testa potesse essere vera.

Quest’anno ho vissuto a Valdocco (proprio dove don Bosco ha fondato l’oratorio, dove ha vissuto per molti anni) in Comunità Proposta, ovvero insieme ad altri giovani che come me si stavano interrogando sulla loro vita. Un anno impegnativo, intenso ma bellissimo. Un anno nel quale ho fatto tanta verità in me e, aiutato, penso di essere riuscito ad ascoltare ciò che prima non volevo sentire. Ho messo da parte i miei programmi per guardare più in là, o meglio più in alto. Ho provato a prendere in mano seriamente la mia vita e ho provato a capire come farla diventare davvero un capolavoro. Sì, il mio posto era quello, era lì dove stavo bene, in cortile con i giovani a essere testimone di Qualcuno più grande di me provando a seguire l’esempio di quel prete che a Valdocco ha fatto miracoli per migliaia di ragazzi. Ho deciso di fare domanda per entrare nel Noviziato della Congregazione Salesiana per diventare un figlio di Don Bosco. Ed allora dopo un anno di studi, ho frequentato in questi mesi il primo anno di Filosofia all’Univeristà di Torino, sono stato mandato dai superiori qua a Cuneo per provare ancora di più a verificare e a confermare la mia  scelta. Vivere in una comunità salesiana e vivere per i giovani. In questo tempo in cui vivrò qui ai Sale non mi aspetto di vivere esperienze incredibili, straordinarie, meravigliose ma mi aspetto di vivere tanta normalità “salesiana” nella vita comunitaria, all’estate ragazzi, in parrocchia ed in oratorio con la bellezza della semplicità e dell’originalità della nostra vita ed anche di qualche piccola imperfezione o sbavatura. Alle cose indimenticabili non tocca a noi pensare, il Signore fa dei ricami bellissimi sui nostri tagli storti a noi spetta solo il compito di fidarci.

E’ vero non mi sarei mai aspettato un anno fa di essere qui, ma ora sono molto felice e contento e cercherò di dare sempre il mio meglio in quello che sarò chiamato a fare.

Questa è in sintesi un po’ la mia storia, se vedrete in cortile o in parrocchia ai Sale un giovane alto e biondo saprete che non si tratta di un giovane studente norvegese in “Erasmus” ma probabilmente sono io Pietro, giovane pre-novizio di Novara.

Ringrazio di cuore per l’accoglienza di questi primi giorni, mi avete davvero subito fatto sentire a casa.

Vi chiederei inoltre un ricordo nella preghiera per noi giovani che saremo chiamati a Settembre ad iniziare questo nuovo cammino e per i giovani che si stanno interrogando sul proprio futuro, che il Signore li sappia illuminare e doni loro coraggio per fare grandi scelte.

Pietro

Nostro figlio Alessandro diventa prete. Il nostro percorso di genitori

Già…il giorno dell’ordinazione è arrivato. Dopo 10 anni di formazione, studio, tirocinio e spostamenti vari in  diverse realtà salesiane, Alessandro è al traguardo. Però più che per lui, al quale il diventare sacerdote è sicuramente un inizio più che un arrivo, è, per noi papà e mamma, questa celebrazione pare la conclusione di un viaggio cominciato tanto tempo fa. Ha iniziato il suo cammino con don Bosco e Maria Ausiliatrice all’età di tre anni frequentando l’asilo Galimberti. Con le suore ha imparato a conoscere l’ambiente salesiano e la prima devozione alla Madonna.

Era il 20 novembre 2009 (compleanno della mamma) quando Alessandro espresse il desiderio di entrare in noviziato sorprendendoci sicuramente. Anche se Renata ancora oggi conferma che aveva sempre avuto il  sentore di un passo del genere.
Sarà che nelle nostre famiglie la vocazione al sacerdozio era già presente  (un cugino mio e un cugino e uno zio di mia moglie) e quindi lo sentivamo come un destino già scritto.

Per noi parrocchiani del Sacro Cuore, i Salesiani erano in quegli anni e in quelli precedenti il luogo dove Alessandro andava tutti i giorni al pomeriggio a giocare e ad incontrare gli amici. Conoscemmo i vari sacerdoti che all’epoca erano a Cuneo e, soprattutto, per i ragazzi di quel tempo il mitico don Pomero. Il vero artefice di questo amore che nostro figlio provò ogni volta di più in quell’ambiente giocoso e allegro ma anche severo e rispettoso nel formare i giovani.

Alessandro iniziò il noviziato, poi andò a Nave (Brescia), poi passò in diverse case salesiane (Rebaudengo, Michele Rua, San Paolo, Asti Borgomanero e Vercelli) concludendo gli studi alla Crocetta.
Una trottola, con noi ogni volta che era possibile ad inseguirlo, conoscendo posti e persone nuove, ma essenzialmente per stare qualche momento con lui. Ecco, se qualcosa è mancato a noi, è stata la sua presenza fisica, la sua stanza sempre con la musica in sottofondo e il computer acceso; lo abbiamo però sempre visto tranquillo e convinto e quindi anche noi siamo stati certi che la strada scelta fosse quella giusta.
La nostra speranza è che svolga il suo lavoro (perchè di vero lavoro si tratta) sempre al meglio, cercando di essere esempio e traino per i giovani che incontrerà.
Sicuramente lo seguiremo ovunque con affetto e amore come è giusto che sia, e visto che pochi giorni fa ha dato un esame di latino per la laurea in lettere che sta per conseguire, gli vogliamo dire AD ASTRA PER ASPERA il cui significato è la via della virtù è lastricata di difficoltà. ma don Bosco e Maria Ausiliatrice lo sorreggeranno in ogni momento difficile. Buon sacerdozio, e un abbraccio grande, mamma e papà.

(RI)PENSIAMO LA SALA DELLA COMUNITA’

Una trentina di persone hanno partecipato ieri sera (25.06) all’incontro per (ri)pensare la sala della comunità (SdC). Un gruppo molto eterogeneo, che andava da giovani venticinque-trentenni, fino ad anziani (molto) vicini agli 80 (tutti rigorosamente distanziati!!!). Il numero di presenti e la composizione stratificata per età indica già da solo un bel segnale di attenzione al tema. Dopo i saluti della comunità salesiana portati da don Alberto, la presentazione di alcune idee sul senso e ruolo delle sale della comunità alla luce dei documenti della Chiesa e la restituzione degli esiti del questionario, la serata si è strutturata attorno ad una libera discussione. L’obiettivo, che era quello di smuovere la riflessione su un settore della nostra opera ancora poco considerato e praticato, ha trovato risposta negli interventi che si sono succeduti. Da essi è emersa la necessità di portare l’attenzione della comunità sull’importanza della definizione di un progetto culturale complessivo, in cui si tratteggino le linee di un lavoro di dialogo con la realtà circostante e di interpretazione della stessa, alla luce del Vangelo. Un compito ambizioso, che ci si è anche chiesti come raggiungere. Insieme alla consapevolezza che occorre tenere al centro anche delle attività della sala della comunità soprattutto i giovani. Per essi, lo strumento offerto dal cinema, dal teatro, dalla musica e dalle altre forme di espressione rappresenta certamente un’occasione per sperimentare le proprie capacità, confrontarsi con gli altri, esprimere idee e visioni del mondo, realizzare progetti. Alla fine della serata una dozzina di partecipanti ha dato la disponibilità ad impegnarsi direttamente nella gestione della sala.
Il questionario proposto nelle scorse settimane, a cui hanno risposto 123 persone, seppur rappresenta uno spaccato molto approssimativo del rapporto tra la cominità e la SdC, mostra tuttavia alcuni aspetti interessanti.
Se la maggior parte delle persone che hanno risposto al questionario sono frequentatori abituali della parrocchia/oratorio (72%), è significativa la partecipazione all’indagine di molte persone che calpestano sporadicamente o per nulla i nostri cortili, ad indicare che la SdC può attrarre attenzione oltre gli stretti confini della comunità. Un dato su cui riflettere, invece, è costituito dalla quasi totale assenza dei giovani tra i compilatori: quasi il 58% delle risposte provengono dalla fascia di età tra i 36 e i 65 anni, mentre solo il 20% si colloca nella fascia tra i 20 e i 35 anni e solo poco più dell’1% tra i 14 e i 19 anni. Eppure, come emerso nella discussione, sono proprio i più giovani i destinatari attorno a cui qualificare le proposte della SdC, anche per evitare doppioni con altre realtà analoghe sul territorio.
Abbastanza conosciuti e tutto sommato utilizzati appaiono gli strumenti di comunicazione sociale usati dalla parrocchia/oratorio: in testa ci sono il sito internet, la newsletter settimanale e la pagina della Guida dedicata, accanto a strumenti più tradizionali (come le bacheche) che conservano la funzione di comunicazione veloce ed efficace. Bassa invece l’intensità di frequenza agli eventi proposti dalla SdC: quasi il 55% delle persone frequenta solo sporadicamente la sala, un valore certamente da incrementare.
Interessanti, infine, le risposte alla domanda sulla tipologia di eventi che si vorrebbe vedere in sala: il 69% gradirebbe partecipare ad eventi musicali (di fatto i grandi assenti nell’attuale proposta offerta dalla sala), mentre il 73,5% vorrebbe più incontri con personaggi qualificati, di approfondimento e discussione di tematiche di attualità.

Da questa serata e grazie alle disponibilità raccolte, prende il via la costituzione di un gruppo che collabori alla gestione della SdC. Chiunque fosse interessato può contattare Roberto Saba al numero 338.2115380 oppure alla mail del cinema-teatro.

Thank You, Cuneo!

La gioia è un dono di Dio

Nella vita, ho constatato che Dio vuole che tutti gli uomini siano felici. Egli infatti ha creato l’uomo perché partecipasse nella sua gloriosa e gioiosa vita divina, a partire dalle esperienze forti che Egli ci fa percorre nella vita terrena. Tuttavia, tale esperienza si dà in modi diversi secondo allo stato di vita che ciascuno si sente chiamato da Dio. Per me, Daniel Omatu sdb, Nigeriano per la nascita e Cuneese per l’adozione, la vocazione alla vita consacrata, oltre il dono della vita stessa, è il più grande dono che Dio mi abbia fatto.

Perciò, non potevo essere più che contento nel giorno 13 giungo 2020, quando sono stato ordinato diacono assieme ad altri 12 miei compagni di corso da monsignor Cesare Nosiglia arcivescovo di Torino. Questa è una tappa molto importante del mio cammino verso un Salesiano Prete. Comunque, la Chiesa ci insegna che l’azione di Dio non scavalca mai l’apporto dell’uomo, nel senso che, per raggiungere i suoi figli, Dio passa attraverso la comunità, le persone o un individuo. Nel mio caso, tale mediazione è stata i Sale Cuneo che mi ha accompagnato negli ultimi tre percorsi molto significativi; lo studio della teologia, la professione dei voti perpetui, e il diaconato.

Dunque, a voi mi rivolgo, dicendovi grazie di cuore per la testimonianza di fede viva. Mi avete visto crescere fino all’adulto che il Signore desidera. Vi ringrazio per la vostra pazienza, per il lavoro di potare i rami della mia personalità sia nella dimensione della maturità intellettuale che affettiva. Che Dio Padre ricompensi ciascuno di voi secondo i propri bisogni nel cammino verso il suo regno. E mi affido di nuovo nelle vostre preghiere.

RIPENSIAMO LA SALA DELLA COMUNITA’

Sala della Comunità Ecclesiale: questo il nome ufficiale con cui è designato quello spazio che tutti chiamiamo “Cinema Teatro Don Bosco”, o più colloquialmente “il Don Bosco”.
Dietro l’espressione richiamata (le maiuscole non sono un errore ortografico, ma una sottolineatura voluta) si intravvedono tre significati importanti, che sono sempre da tenere uniti per comprendere il senso che quell’ambito ha nella nostra opera oratoriana e parrocchiale.
Sala indica chiaramente che si tratta di uno spazio fisico: il teatro, con i suoi 336 posti, il palco, lo schermo, la dotazione strumentale. Sala indica anche uno spazio predisposto per accogliere persone che partecipano a degli eventi: proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, conferenze e dibattiti, spettacoli musicali. Forse questo è l’aspetto che abbiamo più in mente quando pensiamo al “Don Bosco”.
Poi c’è la parola Comunità, che qualifica e amplia il significato della prima: lo spazio, le attrezzature, gli eventi sono espressioni di una Comunità, a cui appartengono e di cui sono strumenti che quella Comunità usa per dialogare con la realtà in cui è inserita.
La Comunità ha infine un’ulteriore qualifica specifica, è Ecclesiale: gli eventi che si propongono e si accolgono nella Sala sono momenti di espressione della lettura del mondo alla luce del Vangelo, esercizio di una funzione culturale di comunicazione sociale.
Solo mettendo insieme tutti e tre i significati si può comprendere il senso e la finalità di un cinema-teatro in una realtà parrocchiale ed oratoriana.
Questa premessa è utile per rileggere la situazione in cui si trova oggi la Sala della Comunità, affaticata ulteriormente dalla tempesta del covid-19.
Per il momento e almeno fino all’autunno, il Don Bosco non può riaprire i battenti: come purtroppo accade per la maggior parte dei cinema-teatri di tutta Italia, le restrizioni imposte dalle autorità per la tutela della salute dei cittadini rendono troppo onerosa la riapertura, per cui c’è anche bisogno di alcuni adeguamenti non rapidamente realizzabili. Di fatto la stagione 2019-2020 rimane dimezzata: abbiamo dovuto interrompere le proiezioni cinematografiche e annullare sette spettacoli teatrali, cinque trasmissioni di lirica e balletti, numerosi utilizzi da parte di altri organizzatori. Il danno è certamente economico, in termini di mancate entrate, mentre tutta una serie di costi fissi hanno comunque corso; ma soprattutto è un impoverimento di tutte le occasioni di incontro, di protagonismo e di scambio di pensiero che gli eventi rappresentano.
Ci sembra allora importante ripartire proprio da qui. Nei prossimi mesi estivi vogliamo cogliere l’opportunità rappresentata dallo stop imposto dall’epidemia per riportare la Comunità al centro della riflessione sul senso dell’esistenza di un cinema-teatro nella nostra opera. Un invito, a tutte le persone interessate e di buona volontà, per contribuire al rilancio della nostra Sala, sia in termini di pensiero, che di disponibilità di tempo ed energie per la gestione.
Concretamente proponiamo un percorso di alcuni incontri, in cui pensare insieme, come Comunità, quale progetto culturale può trovare espressione nel cinema-teatro e quali risorse (umane e strumentali) sono necessarie e possiamo mettere in campo per realizzare tale progetto.
Il primo incontro è fissato per giovedì 25 giugno alle ore 20.45 in Oratorio. L’obiettivo è di costituire un gruppo di volontari che partecipi sia nella programmazione dell’attività della Sala che nella gestione della stessa, conferendo nuova linfa ed entusiasmo all’ambito della comunicazione culturale e sociale della nostra opera.

Chiediamo inoltre a tutti (che partecipiate o meno all’incontro di giovedì 25) di compilare il piccolo questionario che trovate al seguente link:

https://forms.gle/L1NbdWgpkFuyhWnt6

I dati raccolti ci serviranno per ragionare insieme il 25!

Vi aspettiamo numerosi!!!

Catechismo terza elementare: finalmente insieme!

Questo è stato un anno particolare dove inaspettatamente tutte le attività sono state sospese. Nell’autunno scorso, noi, Valentina e Marianna, abbiamo iniziato a svolgere il servizio del catechismo con i bambini di terza elementare ma, purtroppo, durante questi mesi in cui tutto è rimasto “chiuso” non abbiamo avuto la possibilità di incontrarli ed allora è stata una grande emozione quella di poterli rivedere e riabbracciare con gli occhi martedì 9 giugno.
È bastata un’oretta per riallacciare i rapporti interrotti in modo così repentino, segno che qualcosa di importante si era costruito prima dello “stop” tra noi catechiste e i bimbi. Il catechismo di martedì è iniziato con la preghiera delle cinque, tenuta in Chiesa da don Mauro e suor Dorotea, con le mascherine e mantenendo la distanza di sicurezza. Un canto imparato mesi prima porta di nuovo a galla i legami che anche a distanza non sono venuti meno. Un modo di vedersi nuovo per tutti, ma che non ha frenato la voglia di giocare dei bambini, che volevano a tutti i costi recuperare la socialità persa in questi mesi; così si sono sfidati con entusiasmo in un quiz riguardante la confessione che avrebbero dovuto sperimentare quest’anno. È stato strano e bello vedere come, nonostante il virus, nonostante la quarantena, certe gioie e la voglia di mettersi in gioco rimangano sempre le stesse, giovani e fresche come i loro piccoli proprietari.
Ci siamo divertiti molto, un’esperienza da ripetere. Li abbiamo invitati ad iscriversi al centro estivo, che è un’esperienza importante di catechesi. È stato un lieto rivederci e un altrettanto lieto arrivederci per il prossimo autunno, sapendo che ognuno aveva ancora bisogno dell’altro.

Marianna e Valentina

ESTATE RAGAZZI 2020: ISCRIZIONI APERTE!

Da oggi mercoledì 10 giugno fino a sabato 13 giugno sono aperte le pre-iscrizioni all’Estate ai Sale 2020.

Qui di seguito trovate (cliccate sul nome per aprire l’allegato corrispondente):

 

Incontro di catechismo online per i bambini della 4a elementare

Mercoledì 27 maggio i bambini della quarta elementare hanno incontrato online le catechiste, Don Mauro e gli animatori. 

Ci ha fatto molto piacere vedere lo schermo del computer che si riempiva dei volti sorridenti ed emozionati dei bambini e delle mamme! Eravamo tutti molto contenti di poterci rivedere, anche se in questa modalità a distanza. Don Mauro ha interpellato ogni ragazzo sulla sua esperienza nel periodo di “chiusura “in casa. Con spontaneità e sincerità i piccoli ci hanno parlato delle loro giornate. Anche se qualche volta si sono annoiati un poco, i bambini hanno apprezzato il fatto di potere passare più tempo con i genitori, di giocare con i fratelli e hanno cercato di cogliere i lati positivi dell’esperienza vissuta. Una bambina ci ha fatto conoscere “in diretta” il fratellino nato da poco e così tutto il gruppo del catechismo di Quarta ha dato il benvenuto al nuovo arrivato! 

Per noi catechiste questo momento di condivisione è stato motivo di grande gioia. Quest’anno, a causa del virus, per tanto tempo non abbiamo più potuto essere vicini fisicamente, ma noi catechiste, così come i sacerdoti e gli animatori, abbiamo continuato a pensare ai bambini e a pregare per loro. Abbiamo sperato che l’emergenza durasse poco e che si potesse celebrare la Prima Comunione nelle date stabilite, ma i tempi sono stati lunghi e la festa dell’incontro con Gesù è rinviata. Siamo certe che nella casa di ogni bambino, accanto a mamma e papà, che sono i primi e i più importanti catechisti, il loro cammino per incontrare Gesù è continuato. Con Don Mauro faremo di tutto per poter organizzare appena possibile una bellissima celebrazione della Prima Comunione e naturalmente ci sarà anche il Battesimo per Ilenia e Samuele. 

Don Mauro ha ricordato ai ragazzi che sono riprese le messe aperte ai fedeli e che la sera alle 21 si può andare nel cortile dei Sale per il santo Rosario del mese di maggio. 

È seguito un breve momento di preghiera: abbiamo ringraziato che è stato con noi anche in questo tempo di lontananza, per il Suo amore, la sua Parola e il suo perdono. Anna e Marco hanno letto un breve racconto di Bruno Ferrero dedicato a Maria. Dopo una breve spiegazione sulla preghiera del Rosario, abbiamo pregato insieme una decina. Per ciascuna Ave Maria, un bambino chiedeva un aiuto particolare alla Mamma del cielo: per tutti i bambini del mondo, per chi soffre, per gli animatori e i sacerdoti, per i nonni, per imparare a gioire delle piccole cose, per ricordarci di dire grazie, per imparare a perdonare…. 

Dopo la preghiera conclusiva, Don Mauro ha invocato su di noi la benedizione del Padre. 

Ci siamo salutati con un arrivederci a presto, anzi prestissimo! L’oratorio dei Sale è pronto a riaprire le sue porte per accoglierci nei modi e nelle forme consentite dall’attuale situazione. E l’Estate Ragazzi si farà! Tenete d’occhio il sito Sale News! C’è tanta voglia di ripartire da parte dei sacerdoti, degli animatori e di noi catechiste e siamo sicuri che si potranno ancora fare cose belle insieme alla scoperta del nostro amico Gesù! 

Grazie a tutti coloro che si sono collegati e un abbraccio a coloro che non hanno potuto partecipare. 

Festeggiamo Maria Ausiliatrice

Anche se quest’anno non è possibile fare la nostra consueta processione per le vie del quartiere e non si può andare a Valdocco per partecipare alle celebrazioni in basilica, noi cercheremo lo stesso, nel rispetto di tutte le norme previste, di festeggiare Maria Ausiliatrice nella nostra parrocchia.

Ecco qui di seguito il programma delle celebrazioni: