Articolo su Assemblea MGS del 25 settembre 2021

Per chi sono io? − NonPiùTeenagers

Nella giornata di sabato 25 settembre, all’interno del contesto del Campo 4, gli animatori del Movimento Giovanile Salesiano si sono ritrovati al colle Don Bosco assieme a laici impegnati, SDB e FMA, in previsione dell’inizio dell’anno pastorale. Hanno ascoltato la testimonianza di Renato Cursi, segretario esecutivo di Don Bosco International, e Andrea Farina, coordinatore dell’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori.

Il tema portante di quest’anno, il secondo di un ciclo triennale che si concluderà l’anno prossimo, è “Make the dream”, ossia realizzare un sogno, che anticipa quello successivo: “Share the dream”, “Condividere il sogno”. A latere, un altro slogan: “Amàti e chiamàti”, che riprende la vocazione, cosa siamo chiamati a fare. A tal proposito gli ospiti hanno legato il carisma salesiano alla tematica del viaggio, creando un filo conduttore attraverso la figura di Harry Beck, celebre disegnatore britannico, famoso per aver realizzato la prima mappa schematica della metropolitana di Londra. Nel viaggio, come enunciano Andrea e Renato, l’importante è avere un punto di partenza, ed averne consapevolezza; tuttavia il rischio è che si rimanga ancorati, dunque è necessario che ci siano delle spinte, serve mettersi in viaggio. Un altro requisito fondamentale è il punto di arrivo, con una mappa. Come ribadito in precedenza, Harry Beck ne disegnò una per limitare il traffico a Londra, e lo fece allontanandosi dalla realtà, creando una mappa chiara e semplice, facendo un gesto di sintesi.

In secondo luogo si è spostata l’attenzione sulle caratteristiche della spiritualità giovanile salesiana: la gioia della fede, ovvero la testimonianza concreta della fede; il coraggio delle proposte, a discapito del senso di inadeguatezza che regna in Europa, altrimenti il rischio è quello di cedere il posto alla laicità in senso negativo; lo spirito dell’oratorio e del cortile, ossia il criterio oratoriano, che si deve far conoscere e condividere in Europa. Si è aggiunto che nonostante una cospicua e forte presenza del Movimento Giovanile Salesiano, in Italia si “maltrattano” i giovani, in quanto non li si supporta nel percorso di educazione e formazione per poi trovare lavoro. A questo proposito si è cercato di coniugare la tutela dei diritti dei minori e il sistema preventivo di Don Bosco. Grazie alla Convenzione di New York dell’infanzia sui diritti dell’adolescenza, sottoscritta nel 1989, i giovani sono passati da essere oggetti di diritto a essere soggetti di diritto, rompendo con il passato, ossia il minore è considerato soggetto attivo, partecipe, che ha il diritto di essere ascoltato. Gli stati che si adeguarono e adottarono la Convenzione videro, sin da subito, effetti e risvolti profondi. Grazie alla Convenzione, si è creata una cesura e una trasformazione che ha posto al centro il minore, riconoscendolo come portatore di diritti fondamentali: si è passati dal concetto di protezione, secondo il quale si interveniva sul giovane solo in caso di emergenza, alla consapevolezza della prevenzione, attraverso il sistema preventivo, strumento che permette di intervenire attivamente e per il quale sono interpellate le istituzioni: se esse agiscono, il cambiamento è duraturo. La Convenzione ci ha permesso di guardare a diverse questioni, ad esempio la povertà educativa, che non permette il riscatto sociale, emersa maggiormente con la pandemia, oppure l’accessibilità ai diritti. Per far fronte a queste problematiche sono necessari interventi comunitari.

Inoltre, in prospettiva di intervento salesiano, si è accennato alle disuguaglianze, che si possono abbattere attraverso l’uguaglianza, l’equità – che porta a esiti uguali, ma con trattamento diverso − e la giustizia, che è volta a rimuovere le disuguaglianze. In ottica salesiana dobbiamo integrare la fede e la misericordia, la pace e la carità, al fine di crescere umili, forti e robusti, con filo conduttore la formazione, la quale implica la sintesi di educazione ed evangelizzazione.

In un secondo momento della mattinata ci si è divisi in gruppi per dar luogo al confronto. Si è riflettuto su come migliorare il lavoro di rete nelle nostre comunità, su come educare la dimensione sociale della nostra fede e dei giovani che ci sono affidati e su come renderci umili, forti e robusti con chiave di lettura sinodale. Si è osservato che con le istituzioni occorre comprendere e far comprendere, trovando un punto di incontro e collaborazione come comunità. Gli spunti emersi dal dibattito sono stati raccolti per introdurre la discussione pomeridiana.

Nel pomeriggio ogni casa salesiana si è riunita per ragionare su come apportare interventi concreti al fine di creare rete con il territorio, mettendo in luce povertà e difficoltà che si incontrano. I “Sale Cuneo” hanno proposto di puntare sul dialogo con la diocesi, ponendo in essere una maggior collaborazione per intercettare i ragazzi o agganciare gli universitari anche dopo il loro percorso quinquennale, legandoli all’idea di Don Bosco e al carisma salesiano.