A servizio dei senza fissa dimora: bilancio di un’esperienza

Un gruppo di giovani dell’oratorio salesiano ha svolto un servizio di volontariato, continuativo, al centro diurno di ospitalità per senza fissa dimora, presente al Cuore Immacolato di Maria, che è stato poi chiuso lo scorso 31 gennaio. Al termine di questa esperienza tracciano un bilancio.

Cosa ti spinge ad andare a fare questo servizio?

Le motivazioni che ci spingono a partecipare a questo progetto nascono da un senso di gratitudine per quello che si ha e dalla volontà di non voler essere indifferenti di fronte a chi ha di meno, oltre alla rabbia nei confronti delle disparità, delle disuguaglianze, della necessità di vivere per sopravvivere. Siamo consapevoli della povertà che abbiamo intorno e l’abbiamo percepita più vicina che mai, anzi, abbiamo avuto la possibilità di incontrarla, attraverso i volti dei ragazzi ospitati. Ci siamo resi conto di quanto sia importante accorgersi di chi spesso dalla società viene visto con sospetto, o non viene visto proprio. Ci muove pensare che, oltre ad avere un posto dove stare, questi ragazzi hanno bisogno di persone con cui parlare, confrontarsi o, semplicemente, giocare. Il tempo speso lì con loro viene percepito come un tempo arricchente sotto un duplice aspetto: per noi, perché abbiamo modo di metterci in gioco in una necessità reale, e per loro perché attraverso di noi possono respirare un po’ di normalità. Questo servizio ci sembra anche un modo bello di staccare dalla routine in modo costruttivo, utile. Da giovani cristiani, non può mancare anche un aspetto spirituale; incontrare i ragazzi ci permette di scorgere il volto di Dio in loro e nel nostro modo di stare con loro.

Cosa pensi che manchi e cosa potremmo fare di più?

In generale riteniamo che sia la nostra presenza, sia la loro presenza al Cim, possa essere più utile e produttiva. Sentiamo che la nostra presenza possa essere molto di più di una semplice assistenza. È bene entrare in relazione con loro attraverso il gioco, ma sentiamo che l’impegno dei volontari possa essere sostenuto da iniziative, previste nel progetto, per incentivare i ragazzi accolti ad essere più attivi, per permettere loro un più agevole inserimento nella comunità in cui vivono e, successivamente, nella società. Sentiamo che il loro stare non debba appoggiarsi su delle comodità e noi volontari possiamo essere quel motore che li smuove e li spinge ad essere socialmente utili; alcuni esempi possono essere togliere la neve, pulire le strade dalle sporcizie, imparare l’italiano, imparare a fare qualcosa di pratico e a prendersi cura degli ambienti a loro disposizione. Mettendosi alla prova, i ragazzi hanno la possibilità di riscoprirsi sotto diversi punti di vista e di rivalutare le proprie capacità.

Che contributo stiamo dando a questo progetto?

Il contributo più grande che sentiamo maggiormente è semplicemente la nostra presenza, una presenza che non sa solo di assistenzialismo, ma che ci vede partecipi nel dono di un servizio. Ci riconosciamo come presenza al di fuori di alcune figure più formali, come possono essere gli operatori, e questo per noi e per loro è una grande risorsa, in quanto possiamo figurare come amici, persone con cui passare il tempo, con cui chiacchierare, con cui spezzare la monotonia. In noi possono trovare delle persone pronte ad ascoltarli, ad ascoltare le loro storie, a giocare. Siamo la società che volontariamente cerca un contatto con loro e questo può fargli un gran bene, perché possono davvero sentirsi guardati per quel che sono e non per quel che non hanno.