Veglia di preghiera per il Primo Maggio 2020

Quest’anno il 1° Maggio vivrà una festa particolare e come Commissione Regionale della Pastorale Sociale e del Lavoro desideriamo anche noi contribuire offrendo un momento di riflessione e preghiera attraverso un video.

Il video è stato realizzato dalla segreteria con l’apporto locale e tecnico di mons. Marco Arnolfo, don Luciano Condina e la sua equipe della Arcidiocesi di Vercelli.

Il mio invito è ogni equipe diocesana, ogni associazione, ogni gruppo, ogni singolo lo usi e lo valorizzi come gli sembra meglio.

<In questo tempo pasquale – suggerisce – la speranza abiti i nostri cuori e, come ci invita monsignor Marco Arnolfo nel saluto finale del video, con coraggio e fiducia prendiamoci virtualmente per mano, ricordando che non possiamo salvarci da soli, ma solo insieme>.

Durante la veglia mons. Arnolfo sottolinea che <il lavoro è il modo in cui la persona esprime la propria creatività, la propria libertà, ma anche il suo modo di partecipare al bene comune e di esprimere la sua solidarietà, specialmente con i fratelli più sofferenti e più poveri>.

Buona festa!

Qui il link al video:   https://youtu.be/9gOwtXgbZTY​

“Pronto, Sale?” – in ascolto di chi è solo e desidera parlare

SALESIANI CUNEO, parte lo sportello telefonico di ascolto

Chiunque si senta stanco e solo in questa situazione in cui siamo costretti a vivere, o accusi problemi di ansia, insonnia o stress, preoccupazioni eccessive o difficoltà legate a questa nuova quotidianità dettata dall’emergenza CoronaV, potrà, a partire dal 4 maggio, chiedere aiuto o un semplice conforto al nuovo servizio della nostra parrocchia: “I Sale al Telefono”, nato per aiutare le persone a superare quelle sensazioni di solitudine, ansia e preoccupazione causate dalla situazione emergenziale che siamo costretti a vivere.

“I Sale al Telefono” è un Servizio di volontariato che dà ascolto a chiunque provi solitudine, angoscia, tristezza, sconforto, rabbia, disagio … e senta il bisogno di condividere queste emozioni con una voce amica.

“I Sale al Telefono” vorrebbe aiutare a superare le tensioni emotive e a far ritrovare forza, fiducia e benessere nelle relazioni personali, promuove la cultura dell’ascolto empatico come fattore di salute emozionale e di prevenzione della solitudine, del disagio emotivo e della lontananza sociale (ancora più forti in questo momento di isolamento per il CoronaV)

Offre un servizio anonimo, indipendente da qualsiasi ideologia politica e religiosa, nel rispetto delle idee e del disagio di chi chiama, raggiungibile attraverso il numero della Parrocchia 0171 692788

“I Sale al Telefono”  risponde attraverso i suoi volontari che operano presso la Parrocchia don Bosco di Cuneo.

Il servizio è gratuito e sarà attivo, per ora, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 12 e dalle 15 alle 18.00.

“Se sei in difficoltà, hai bisogno di aiuto perché stai vivendo un momento di particolare disagio e senti la necessità di parlarne con qualcuno, ma non sai con chi, puoi rivolgerti a noi. Troverai sempre una persona pronta ad ascoltare le tue necessità, le tue paure, le angosce, i dubbi e le ansie, senza giudicarle.”

“Esprimere il disagio è sicuramente il primo passo sulla strada utile per poter scoprire dentro di te la fiducia e le risorse necessarie per affrontare ogni problema. Ricordati, non sei solo: se vuoi parlarne, noi ci siamo.”  

Messaggio di Papa Francesco nella Giornata Mondiale delle Vocazioni – 3 maggio

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 57ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
(3 maggio 2020)
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Le parole della vocazione

Cari fratelli e sorelle!

Il 4 agosto dello scorso anno, nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, ho voluto offrire una Lettera ai sacerdoti, che ogni giorno spendono la vita per la chiamata che il Signore ha rivolto loro, al servizio del Popolo di Dio.

In quell’occasione, ho scelto quattro parole-chiave – dolore, gratitudine, coraggio e lode – per ringraziare i sacerdoti e sostenere il loro ministero. Ritengo che oggi, in questa 57ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, quelle parole si possano riprendere e rivolgere a tutto il Popolo di Dio, sullo sfondo di un brano evangelico che ci racconta la singolare esperienza capitata a Gesù e Pietro durante una notte di tempesta sul lago di Tiberiade (cfr Mt 14,22-33).

Dopo la moltiplicazione dei pani, che aveva entusiasmato la folla, Gesù ordina ai suoi di salire sulla barca e di precederlo all’altra riva, mentre Egli avrebbe congedato la gente. L’immagine di questa traversata sul lago evoca in qualche modo il viaggio della nostra esistenza. La barca della nostra vita, infatti, avanza lentamente, sempre inquieta perché alla ricerca di un approdo felice, pronta ad affrontare i rischi e le opportunità del mare, ma anche desiderosa di ricevere dal timoniere una virata che conduca finalmente verso la giusta rotta. Talvolta, però, le può capitare di smarrirsi, di lasciarsi abbagliare dalle illusioni invece che seguire il faro luminoso che la conduce al porto sicuro, o di essere sfidata dai venti contrari delle difficoltà, dei dubbi e delle paure.

Succede così anche nel cuore dei discepoli, i quali, chiamati a seguire il Maestro di Nazaret, devono decidersi a passare all’altra riva, scegliendo con coraggio di abbandonare le proprie sicurezze e di mettersi alla sequela del Signore. Questa avventura non è pacifica: arriva la notte, soffia il vento contrario, la barca è sballottata dalle onde, e la paura di non farcela e di non essere all’altezza della chiamata rischia di sovrastarli.

Il Vangelo ci dice, però, che nell’avventura di questo non facile viaggio non siamo soli. Il Signore, quasi forzando l’aurora nel cuore della notte, cammina sulle acque agitate e raggiunge i discepoli, invita Pietro ad andargli incontro sulle onde, lo salva quando lo vede affondare, e infine sale sulla barca e fa cessare il vento.

La prima parola della vocazione, allora, è gratitudine. Navigare verso la rotta giusta non è un compito affidato solo ai nostri sforzi, né dipende solo dai percorsi che scegliamo di fare. La realizzazione di noi stessi e dei nostri progetti di vita non è il risultato matematico di ciò che decidiamo dentro un “io” isolato; al contrario, è prima di tutto la risposta a una chiamata che ci viene dall’Alto. È il Signore che ci indica la riva verso cui andare e che, prima ancora, ci dona il coraggio di salire sulla barca; è Lui che, mentre ci chiama, si fa anche nostro timoniere per accompagnarci, mostrarci la direzione, impedire che ci incagliamo negli scogli dell’indecisione e renderci capaci perfino di camminare sulle acque agitate.

Ogni vocazione nasce da quello sguardo amorevole con cui il Signore ci è venuto incontro, magari proprio mentre la nostra barca era in preda alla tempesta. «Più che una nostra scelta, è la risposta alla chiamata gratuita del Signore» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019); perciò, riusciremo a scoprirla e abbracciarla quando il nostro cuore si aprirà alla gratitudine e saprà cogliere il passaggio di Dio nella nostra vita.

Quando i discepoli vedono Gesù avvicinarsi camminando sulle acque, inizialmente pensano che si tratti di un fantasma e hanno paura. Ma subito Gesù li rassicura con una parola che deve sempre accompagnare la nostra vita e il nostro cammino vocazionale: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Proprio questa è la seconda parola che vorrei consegnarvi: coraggio.

Ciò che spesso ci impedisce di camminare, di crescere, di scegliere la strada che il Signore traccia per noi sono i fantasmi che si agitano nel nostro cuore. Quando siamo chiamati a lasciare la nostra riva sicura e abbracciare uno stato di vita – come il matrimonio, il sacerdozio ordinato, la vita consacrata –, la prima reazione è spesso rappresentata dal “fantasma dell’incredulità”: non è possibile che questa vocazione sia per me; si tratta davvero della strada giusta? Il Signore chiede questo proprio a me?

E, via via, crescono in noi tutte quelle considerazioni, quelle giustificazioni e quei calcoli che ci fanno perdere lo slancio, ci confondono e ci lasciano paralizzati sulla riva di partenza: crediamo di aver preso un abbaglio, di non essere all’altezza, di aver semplicemente visto un fantasma da scacciare.

Il Signore sa che una scelta fondamentale di vita – come quella di sposarsi o consacrarsi in modo speciale al suo servizio – richiede coraggio. Egli conosce le domande, i dubbi e le difficoltà che agitano la barca del nostro cuore, e perciò ci rassicura: “Non avere paura, io sono con te!”. La fede nella sua presenza che ci viene incontro e ci accompagna, anche quando il mare è in tempesta, ci libera da quell’accidia che ho già avuto modo di definire «tristezza dolciastra» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019), cioè quello scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare la bellezza della vocazione.

Nella Lettera ai sacerdoti ho parlato anche del dolore, ma qui vorrei tradurre diversamente questa parola e riferirmi alla fatica. Ogni vocazione comporta un impegno. Il Signore ci chiama perché vuole renderci come Pietro, capaci di “camminare sulle acque”, cioè di prendere in mano la nostra vita per metterla al servizio del Vangelo, nei modi concreti e quotidiani che Egli ci indica, e specialmente nelle diverse forme di vocazione laicale, presbiterale e di vita consacrata. Ma noi assomigliamo all’Apostolo: abbiamo desiderio e slancio, però, nello stesso tempo, siamo segnati da debolezze e timori.

Se ci lasciamo travolgere dal pensiero delle responsabilità che ci attendono – nella vita matrimoniale o nel ministero sacerdotale – o delle avversità che si presenteranno, allora distoglieremo presto lo sguardo da Gesù e, come Pietro, rischieremo di affondare. Al contrario, pur nelle nostre fragilità e povertà, la fede ci permette di camminare incontro al Signore Risorto e di vincere anche le tempeste. Lui infatti ci tende la mano quando per stanchezza o per paura rischiamo di affondare, e ci dona lo slancio necessario per vivere la nostra vocazione con gioia ed entusiasmo.

Infine, quando Gesù sale sulla barca, il vento cessa e le onde si placano. È una bella immagine di ciò che il Signore opera nella nostra vita e nei tumulti della storia,specialmente quando siamo nella tempesta: Egli comanda ai venti contrari di tacere, e le forze del male, della paura, della rassegnazione non hanno più potere su di noi.

Nella specifica vocazione che siamo chiamati a vivere, questi venti possono sfiancarci. Penso a coloro che assumono importanti compiti nella società civile, agli sposi che non a caso mi piace definire “i coraggiosi”, e specialmente a coloro che abbracciano la vita consacrata e il sacerdozio. Conosco la vostra fatica, le solitudini che a volte appesantiscono il cuore, il rischio dell’abitudine che pian piano spegne il fuoco ardente della chiamata, il fardello dell’incertezza e della precarietà dei nostri tempi, la paura del futuro. Coraggio, non abbiate paura! Gesù è accanto a noi e, se lo riconosciamo come unico Signore della nostra vita, Egli ci tende la mano e ci afferra per salvarci.

E allora, pur in mezzo alle onde, la nostra vita si apre alla lode. È questa l’ultima parola della vocazione, e vuole essere anche l’invito a coltivare l’atteggiamento interiore di Maria Santissima: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei, consegnando nella fede le paure e i turbamenti, abbracciando con coraggio la chiamata, Ella ha fatto della sua vita un eterno canto di lode al Signore.

Carissimi, specialmente in questa Giornata, ma anche nell’ordinaria azione pastorale delle nostre comunità, desidero che la Chiesa percorra questo cammino al servizio delle vocazioni, aprendo brecce nel cuore di ogni fedele, perché ciascuno possa scoprire con gratitudine la chiamata che Dio gli rivolge, trovare il coraggio di dire “sì”, vincere la fatica nella fede in Cristo e, infine, offrire la propria vita come cantico di lode per Dio, per i fratelli e per il mondo intero. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi.

Roma, San Giovanni in Laterano, 8 marzo 2020, II Domenica di Quaresima

Francesco

Lettera di Papa Francesco a tutti i fedeli per il mese di maggio

Cari fratelli e sorelle,
è ormai vicino il mese di maggio, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia. Una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale.
Perciò ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio. Lo si può fare insieme, oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità. Ma in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità; ed è facile trovare, anche in internet, dei buoni schemi di preghiera da seguire.
Inoltre, vi offro i testi di due preghiere alla Madonna, che potrete recitare al termine del Rosario, e che io stesso reciterò nel mese di maggio, spiritualmente unito a voi. Le allego a questa lettera così che vengano messe a disposizione di tutti.
Cari fratelli e sorelle, contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova. Io pregherò per voi, specialmente per i più sofferenti, e voi, per favore, pregate per me. Vi ringrazio e di cuore vi benedico.
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Roma, San Giovanni in Laterano, 25 aprile 2020
Festa di San Marco Evangelista
Papa Francesco
Preghiera a Maria

O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.
Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.
Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
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Preghiera a Maria
«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».
Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.
O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.
Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.
Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.
Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.
Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.
Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.
Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.
Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.
O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.
Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Quarta domenica di Pasqua – Giovanni 10,1-10

1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
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La parabola del pastore (Gv 10,1-10) si muove su uno sfondo molto familiare alla vita palestinese. La sera i pastori conducono il gregge in un recinto per la notte. Un recinto comune serve generalmente a diversi greggi. Il mattino ciascun pastore grida il suo richiamo e le pecore – le sue pecore che conoscono la sua voce – lo seguono.
Raccontando questa scena familiare Gesù sottolinea anzitutto che Egli è il vero pastore perché – a differenza del mercenario – non viene a rubare le pecore, ma a donare la vita. Il falso pastore pensa a se stesso e sfrutta le pecore, il vero pastore invece pensa alle pecore e dona se stesso. La caratteristica del vero pastore è il dono di sé.
Ma c’è anche un secondo pensiero: Gesù è la porta dell’ovile. E questo assume due significati: uno in direzione dei capi, e un secondo in riferimento ai fedeli. Gesù è la porta per la quale si deve passare per essere legittimi pastori. Nessuno può avere autorità sulla Chiesa se non legittimato da Gesù. E, secondo, nessuno è discepolo se non passa attraverso Gesù ed entra nella sua comunità. Come si vede, Gesù è al centro, sia dell’autorità che in suo nome governa, sia dei fedeli che in comunione con Lui possono appartenere veramente al popolo di Dio.
Però nel brano del Vangelo di oggi non si descrive soltanto la figura del pastore e dell’apostolo, ma si descrive anche il comportamento delle pecore. E qui si affaccia un terzo tema: la sequela. La sequela è frutto di una chiamata («Egli chiama le sue pecore una per una»). Implica un’appartenenza (le pecore sono sue) e si esige un ascolto («ascoltano la sua voce»).
Chiamata, appartenenza e ascolto costituiscono i tratti della comunità, che cammina insieme con Gesù. Naturalmente tutto questo richiede il netto rifiuto di ogni altro pastore, e di ogni altro maestro («un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui»).
C’è però anche un altro tratto, che è indicato qualche riga dopo. Gesù/pastore non solo traccia la strada al gregge (cammina davanti al gregge), né è soltanto colui che raduna il gregge (che ama le sue pecore), ma è colui che – camminando davanti al gregge – pensa alle pecore che non appartengono all’ovile. Così Pietro: è il pastore della Chiesa, ma il suo pensiero è per il mondo intero. La sua funzione è anche di non permettere alla comunità cristiana di chiudersi nel particolare, di estraniarsi dal mondo, di pensare a se stessa. (B. Maggioni, biblista)

I giovani incontrano il sindaco

“Non esiste un problema solo di una persona. Il problema per definizione è sempre di tutti e finché non capiamo questo non ne usciamo.”. Questa la frase che il sindaco di Cuneo Federico Borgna ha lasciato agli universitari e giovani lavoratori durante la videochiamata di mercoledì sera. L’incontro, previsto già da prima del corona virus, è stato una tappa del cammino del gruppo “Nonpiùteenagers” guidato dalla domanda: “Cuneo è una città per giovani?”.

Data la situazione, oltre che di politiche giovanili, si è parlato anche del contesto attuale. Il sindaco ha mostrato quale significato ha avuto e continua ad avere per Cuneo questa pandemia. Da un lato la situazione del sistema sanitario, la crisi economica che richiede delle azioni nel breve periodo e la situazione di incertezza che esige, invece, una programmazione nel lungo periodo, e dall’altro lato le risorse positive, in termini di solidarietà e resilienza, che i cittadini stanno dimostrando di avere. Alle domande su come si immagina che usciremo da questa emergenza ha risposto: “Spero che non torni tutto esattamente come prima. ll punto dov’eravamo aveva aspetti positivi, ma anche tanti negativi. Una su tutte, spero che capiremo che la nostra generazione ha vissuto pensando di dominare l’ecosistema, mettendosi al centro, mentre stiamo vedendo che non siamo al centro, ma siamo una parte.”

Si è parlato quindi di ambiente, di come per molto tempo si è puntato solo su quei passi che portavano un efficientamento economico oltre che ecologico, sottolineando invece la necessità di iniziare a investire risorse che portino benefici anche esclusivamente ambientali.

E poi il tema centrale: come coinvolgere attivamente i giovani nella vita della comunità cittadina? Quali le difficoltà da superare rispetto alla partecipazione politica che spesso, come ha detto Borgna, si mostra ai più “respingente e noiosa”?  Come rendere i servizi della nostra città usufruibili e accessibili ai giovani? Come può caratterizzarsi il polo universitario di Cuneo per distinguersi nonostante le piccole dimensioni, limitando così l’esodo di gran parte dei giovani dopo le superiori?

A queste, come ad altre domande di cui si è discusso durante la serata, non è stato possibile trovare una risposta puntuale ed immediata, ma discuterne è stato un segnale di speranza. Speranza che nessuno si tiri fuori. Speranza che ciascuno portando avanti il proprio dovere di studente, lavoratore, genitore, amministratore pubblico, … non si senta estraneo rispetto a nessuna questione perché anche quella apparentemente più estranea alla nostra condizione perché, come ha detto il Papa nel momento straordinario di preghiera del 27 marzo per tutti arriveranno tempeste, e probabilmente adesso ne è arrivata una che tocca veramente tutti, che faranno crollare “il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo il nostro ego” e lasceranno scoperta “quella (benedetta) appartenenza comune a cui non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”

Lucia

Mese di maggio ai Sale, mese di Maria Ausiliatrice

Manca poco all’inizio del mese di maggio e vorremmo come Sale tenere viva la tradizione della preghiera quotidiana del rosario. Con le indicazioni attuali del governo dovute al Covid19 non è possibile pregare insieme nè in oratorio, nè nei cortili dei condomini. Proponiamo di pregare con il rosario, ogni sera sempre alle 21, attraverso youtube, dalla casa di una famiglia che a turno lo guida, secondo lo schema già consolidato in passato. Chiedo ai responsabili dei vari gruppi dei Sale di farmi chiamare da una famiglia che a nome del gruppo è disponibile a condurre la preghiera. Così anche coloro che animavano la preghiera a nome di un condominio o di un territorio si facciano presenti. Al martedì, al giovedì, al sabato e alla domenica guidiamo la preghiera dai Sale, salvo nuove richieste di famiglie appartenenti a vie o condomini non coinvolti in passato.
Naturalmente se le condizioni lo permetteranno pregheremo insieme il rosario in cortile dai Sale o negli spazi aperti dei condomini delle nostre abitazioni.
Qui di seguito trovate invece il link alle proposte per la preghiera nel mese di Maggio offerte dalla nostra Ispettoria:
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Preghiera in famiglia – III domenica di Pasqua

Dal sito “chi ci separerà” avviato dalla CEI in occasione di questa pandemia potete trovare tanto materiale sulla vita della Chiesa in Italia. Vi invito a visitarlo per essere anche aggiornati sulle prossime disposizioni per non lasciarsi fuorviare dai media laicisti.

Qui di seguito trovate il link all’allegato per una proposta di preghiera, ascolto e condivisione della parola di Dio sulla III domenica di Pasqua. E’ stata preparata dalla diocesi di Bergamo, tanto provata da lutti e dolore in questi mesi.

Dai Sale di Cuneo ai Sale di Aleppo

Durante il cammino quaresimale ci siamo presi l’impegno di sostenere economicamente l’oratorio salesiano di Aleppo in Siria per avviare delle start up a favore dei giovani affinché possano rimanere lì a costruire il loro futuro. Abbiamo raccolto € 2000, che sono stati consegnati all’animazione missionaria ispettoriale la quale, unendoli a quelli di altre case dell’Ispettoria, li farà arrivare a destinazione. Ecco qui di seguito un messaggio di ringraziamento dal cuneese don Fabio Mamino, responsabile dell’animazione missionaria ispettoriale:
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“Carissimi benefattori, amici di don Bosco e “dei Sale” Cuneo, ho ricevuto notizia da don Mauro della somma di €2000,00 donata alla comunità di Aleppo in questa quaresima di solidarietà, doppiamente eccezionale. Ci teniamo a ringraziarvi, come animazione missionaria dell’Ispettoria, perché non diamo mai per scontato nemmeno un centesimo, e soprattutto in questa fase storica che stiamo vivendo. Come da tante parti si riscontra, l’emergenza incalza forse un po’ l’individualismo che già contagiava la nostra società in precedenza. Un gesto di generosità, nello spirito del gemellaggio che da mesi abbiamo intrapreso con i confratelli e i giovani di Aleppo, ci salva e fa loro del bene. Ci sentiamo spesso con don Pier Jabloyan, giovane direttore dell’opera, e la cosa che più tocca il cuore è sentire come coltivano la speranza in mezzo al nulla di possibilità materiali: frustrati da 10 anni di guerra e adesso anche dalla pandemia, l’oratorio sa mantenere vivo lo spirito … davvero è il Dio dell’impossibile che opera.
Hanno sicuramente bisogno del nostro aiuto materiale, ma anche della nostra preghiera, che sostenga i loro cuori come un faro nella notte. Grazie della vostra generosità, Il Signore, per intercessione di don Bosco, ve ne renda merito!”.

don Fabio Mamino, sdb

SOS Sale: a servizio di chi è in difficoltà

Mentre il tempo di restrizione a causa della pandemia procede verso una nuova riapertura della vita sociale, la nostra comunità cerca di prestare attenzione verso chi è più in difficoltà e vive in uno stato di particolare fragilità economica, relazionale, psicologica e spirituale. Oltre la disponibilità dei Salesiani ad accogliere chi passa in chiesa, in ufficio o in cortile o al telefono, che cosa stiamo offrendo? Ecco uno schema di quanto proposto al 22 aprile:
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  • Distribuzione pacchi viveri:
aiutiamo 91 famiglie per un totale di 269 persone fisiche, di cui italiani 35%, immigrati 65%; i volontari che consegnano pacchi viveri a domicilio sono 10 giovani; oltre ai volontari storici della Caritas. Finora abbiamo raccolto circa € 4000,00, tra offerte in contanti e bonifici inerenti anche famiglia aiuta famiglia. Servono per acquistare alimenti che il banco alimentare non distribuisce, bollette luce e bollette gas a rischio di distaccamento, quote di affitto. In genere sono persone che in questo periodo hanno perso il loro reddito a causa della chiusura del lavoro. Gli interventi economici tengono conto anche dei contributi pubblici concessi al nucleo.
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  • Accoglienza in oratorio persone senza fissa dimora:

in collaborazione con Croce Rossa, comune di Cuneo, CSAC, cooperative Momo, Emmanuele e Fiordaliso, Casa del Quartiere, Caritas diocesana e Caritas parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria e San Vincenzo.
I nostri “ragazzi” (anche se per ragioni anagrafiche non tutti possono definirsi tali) in questo momento sono sei; arrivano dalla Tunisia, dal Marocco, dal Sudan, dalla Nigeria, dalla Francia e dalla Germania. Per loro apriamo le porte dell’oratorio dalle 12,30 alle 19,30, sette giorni su sette, mettendo a disposizione la sala giovani e il cortile (ormai da più di un mese desolatamente vuoti) e seguendo tutte le misure di sicurezza necessarie. E’ sempre presente un educatore dell’oratorio o della cooperativa Momo, oltre la supervisione di un salesiano. Ci sono anche dei volontari under 55 che dedicano del tempo per stabilire delle relazioni.

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  • La spesa che non pesa: servizio gratuito spesa consegnata a domicilio su richiesta:
Le persone richiedenti sono 53, 52 italiani e 1 immigrato
Consegne effettuate sono 169 dall’inizio dell’emergenza
Volontari coinvolti sono 30 tra giovani e adulti.