“Cuneo è una città per giovani?” – Incontro con mons. Delbosco

“Cuneo è una città per giovani?”

Con questa domanda a bruciapelo, posta da don Mauro, si è aperto il confronto tenutosi venerdì sera tra i giovani universitari e lavoratori dell’Oratorio e il vescovo della diocesi di Cuneo e Fossano, mons. Piero Delbosco. In un clima familiare ed informale, ci si è così concentrati sulle principali problematiche legate al mondo giovanile all’interno del territorio diocesano cuneese.

La prima evidenza che è emersa dal confronto è la difficoltà per le comunità cristiane di intercettare la fascia adolescenziale, lontanissima dalla struttura ingessata e dal linguaggio  del mondo clericale, e indifferente nei confronti dei valori religiosi tradizionali della Chiesa. Il mancato coinvolgimento di forze giovani, unito alla difficoltà di rinunciare all’impostazione tradizionale del concetto di parrocchia, si traduce in un carico sempre più pesante sulle spalle dei sacerdoti e dei loro (pochi) collaboratori storici.

Soluzione a questo problema sarebbe sicuramente una maggior capacità di delega da parte dei parroci nei confronti del laicato, non più visto come insieme di volontari da coordinare ma responsabilizzato al coordinamento delle attività in prima persona. Diventare meno “prete dipendenti”, senza con questo senza rinunciare all’identità cristiana delle attività, significherebbe offrire ad altri la possibilità di collaborare ed allo stesso tempo scaricare i sacerdoti, spesso anziani, di un carico di lavoro eccessivo che si traduce in uno stile di vita stressato e perennemente impegnato.

Lo stile di vita attuale dei sacerdoti, infatti, è emerso essere decisamente poco attraente per il mondo giovanile: la scarsità di vocazioni sacerdotali è quindi solo una conseguenza, in quanto i giovani rischiano di considerare la consacrazione un mestiere prima che una vocazione. L’eliminazione di tradizioni superate, insieme ad un ripensamento riguardo la destinazione d’uso dei beni immobiliari ecclesiastici, potrebbe portare ad uno stile di vita decisamente più attraente e coerente. È emersa la richiesta di coerenza da parte del mondo giovanile, fascia di età in cui la domanda di senso esistenziale necessita di esempi di scelta radicali e convinti. Le sacche di povertà economica del cuneese, che spesso si traducono in disagi di tipo sociale, potrebbero diventare in questo senso destinatari di una testimonianza concreta da parte del mondo parrocchiale.

Infine, mons. Delbosco ha evidenziato come la pastorale giovanile dovrebbe diventare sempre di più ad indirizzo vocazionale, in quanto la sete di verità tipica del mondo adolescenziale può trovare risposte soltanto se affrontata con un taglio di accompagnamento spirituale. Mettendo al centro le domande più pesanti insite nel cuore dei giovani,  diventerebbe perciò più semplice camminare al loro fianco ed aiutarli in un discernimento realmente efficace.

La serata si è conclusa pregando insieme, con i giovani e per i giovani. Rimane la consapevolezza di un’attenzione particolare del Vescovo nei confronti del mondo giovanile cittadino, e la sua volontà di essere testimone credibile del messaggio di Cristo.

Stefano