Francesco

Ciao Fra, non ti dimenticheremo.

Caro Francesco Scarma,

fattelo dire subito: te ne sei andato troppo presto. Ma non come quando, col tuo mezzo sorriso e l’aria da (finto) duro, ti defilavi dalla saletta 5 minuti prima delle preghiera delle sette, il cappellino da baseball in testa e il marsupio al collo.

Te ne sei andato così, in una notte d’estate, sconvolgendo il nostro risveglio un venerdì di luglio, in partenza per le Cupole, dove saresti venuto anche tu qualche anno fa. Sui social si rincorrevano già i messaggi di amore dei tuoi amici nei tuoi confronti, con le ultime foto scattate insieme.

Noi, ai Sale, di foto tue non ne abbiamo tante: c’è qualche scatto di vecchie “Settembriadi” (premiato sul podio!), e poi ce n’è una abbracciati attorno al “tuo” calcetto, teatro di sfide infinite (ne sappiamo qualcosa) e di colpi speciali (tuo il brevetto sulla “catapulta infernale”).

Sono però tantissimi, innumerevoli, i ricordi che ciascuno di noi ha di te, tutti belli, di quelli che il tempo non potrà mai sbiadire. Uno su tutti, che ci ha sempre accompagnato e d’ora in avanti ci farà sorridere con tenerezza: quando ti presentasti, con la tua solita nonchalance, equipaggiato con il trolley per la camminata in montagna! Che ridere, Scarma!

Sicuramente si aggiungeranno a questa carrellata di ricordi i giorni successivi a quel balordo incidente: le lacrime, l’incredulità, le preghiere, il funerale. Soprattutto il funerale. Sembrava tornato l’autunno in mezzo ad una torrida estate. Prima che cominciasse, eravamo già tutti zuppi di pioggia, perché non potevamo non assistere alle dimostrazioni di affetto dei tuoi amici, le magliette con il tuo viso, i caroselli con la “tua” canzone, il dolore cantato e urlato al cielo al tempo scandito dai clacson e dai motori delle macchine.

Che grandi, i tuoi amici. Che poi sono amici anche nostri, dei Sale. Amici che siamo stati abituati a vedere sempre spensierati, con una gran voglia di fare “casino”. E ora si ritrovano a crescere in fretta, a fare i conti con qualcosa che nessuno mette mai in conto, a farsi domande nuove. Come, probabilmente, tutti noi.

E comunque sì, la chiesa era piena dei nostri amici comuni, caro Scarma. E di tutti i tuoi parenti, ovviamente. Ma c’erano tante altre persone: tante mamme e tanti papà; animatori dell’oratorio; bimbi dell’estate ragazzi; gente del quartiere e della parrocchia. La tua famiglia si è rivelata essere grande, abbracciare generazioni e provenienze diverse.

Un funerale non è mai bello, ma l’amore che si è potuto vedere, respirare, gustare, toccare quel giorno, quello sì, era bellissimo, anzi era divino.

C’è un posto a cui noi tutti apparteniamo, e non è qui né in nessun altro posto in cui siamo già stati. Sappiamo che tu sei già lì ad aspettarci.

Ciao Fra, non ti dimenticheremo.

I tuoi amici dei Sale